E Io Protesto!

Un'opera teatrale in 11 quadri: memoria storica e protesta a Ripalimosani
lunedì, 29 ottobre 2007

E io protesto!: una riflessione della giornalista Marinella Ciamarra

Il pezzo dell'ottima Marinella Ciamarra, tratto dall'ultimo numero del mensile Il Bene Comune:

A RIPALIMOSANI VA IN SCENA LA PROTESTA DAL XVIII SEC. AD OGGI

 

 

Scritta da Mario Tanno e diretta da Massimo De Vita, su progetto elaborato da Daniela Airoldi Bianchi, è andata in scena, lo scorso 13 agosto, al Teatro Comunale di Ripalimosani (CB), uno degli eventi clou dell'estate teatrale molisana: E Io Protesto!, opera teatrale in 11 quadri ispirati a degli episodi di protesta accaduti a Ripalimosani  dal 1700 ad oggi.

L’intera cittadinanza ripese è stata coinvolta nelle prove aperte che si sono tenute ogni sera nel paese, occasione di scoperta storica e riflessione civile oltre che di socializzazione e di possibilità di avvicinamento per i giovani al teatro e alle sue regole e di presa di coscienza della propria identità e delle proprie radici.

L’opera di Mario Tanno - appassionato cultore di musica, ricercatore ed esecutore di musica tradizionale, studioso e storico di Ripalimosani - come lui ricorda, è andata in scena esattamente 25 anni dopo l’indimenticata Rebecca – La rivolta del grano”, che rievoca la storia di un gruppo di donne, guidate da Rebecca Camposarcuno, che nei primi decenni del Novecento organizzò la “rivolta del grano” contro i soprusi del governo locale, che obbligava i contadini alla consegna di una certa quantità di grano destinata all’esercito. Dopo mesi e mesi di lavoro documentario e di raccolta di testimonianze orali, il 14 agosto 1982 Mario Tanno riuscì a rappresentare questo avvenimento nella piazza principale di Ripa. Sul set c’erano più di ottanta attori ripesi, con la protagonista interpretata dalla compianta Franca Cannavina. L’opera fu diretta da Massimo De Vita, regista e operatore teatrale di grande esperienza, direttore del Teatro Officina di Milano. Il lavoro fu un successo straordinario: venne ripreso e trasmesso da Rai 3 e nel 1983 vinse il premio nazionale al Festival del Cinema di Salerno nel settore Etnie: storie di donne.

Rebecca è rimasta davvero nella storia del paese – sottolinea Tanno - fu un evento irripetibile, coinvolse le famiglie in modo indimenticabile. Si trattava di un’opera riguardante un solo episodio ma per la sua grandiosità coinvolse tutta la cittadinanza, che ogni sera usciva e trovava nel paese quello scenario naturalmente teatrale. Ricordo ancora le titubanze della pro loco che temeva che l’opera fosse inadatta per motivi politici, ma dopo 25 anni si parla ancora di Rebecca, dei premi che vinse, dell’interesse che suscitò nei mass-media, della traccia profonda che ha lasciato in Ripa”.

E io protesto! , invece, è un’opera teatrale più matura e compiuta: spazia in 300 anni di storia, ha un numero di attori più limitato, è stata eseguita in uno spazio teatrale ad hoc come il Teatro Comunale di Ripalimosani, all’aperto.

Ma i tempi sono cambiati, come sottolinea Daniela Airoldi, curatrice del progetto, secondo la quale oggi ci sono “problemi di più ampio respiro che colpiscono tutte le istituzioni, anche quelle più competenti, che puntano, tanto per citare Brecht, alla “pancia piena”, e non a spettacoli come quello di Tanno, che solleva una vera e propria problematicità. Apprezziamo lo sforzo di Comune e Provincia nel sostenere un’opera che non passa per i soliti codici di spettacolarità, che anzi fa di tutto per coinvolgere delle specifiche professionalità locali, e per un paese del Sud non è poco”.

Il progetto E io protesto! è nato nell’estate del 2004 dall’idea di un laboratorio invernale, con la conclusione naturale d’estate, ma l’attuabilità del progetto è arrivata solo nel 2007, con il significativo intervento della Provincia di Campobasso, che ha deciso di sostenere il progetto finanziando il 50% dell’evento.

Per Massimo De Vita, regista dell’opera, ciò che interessa, più dell’esito e del risultato del lavoro, sono lo spirito di gruppo e le relazioni che si sono riuscite a creare e sviluppare.  Massimo De Vita, di origini molisane, diplomato all’Accademia del Piccolo Teatro sotto la direzione di Giorgio Strehler, dopo la partecipazione ad importanti spettacoli con regie di tutto rispetto e a spettacoli di cabaret, dopo aver lavorato con i teatri stabili di Torino e Trieste, nel 1968-69 fonda con Dario Fo, Franca Rame, Franceschi e Bajini, la Cooperativa Nuova Scena di Bologna: vi lavora per cinque anni in qualità di attore. Nel 1975 entra a far parte del Teatro Officina di Milano, di cui diviene presidente e direttore artistico, producendo più di trenta spettacoli. Nel 1982 inizia il sodalizio con Mario Tanno, dirigendo a Ripalimosani Rebecca – La rivolta del grano. Dal 2000 promuove lodevoli progetti interculturali, incentrati sul rapporto tra culture, tradizioni, religioni e storie diverse: da queste esperienze di confronto e conoscenza nascono spettacoli come Voci dai quartieri del mondo e Canto la lingua di tutti – Suoni e narrazioni delle culture del mondo (che ha visto la partecipazione di Moni Ovadia). Il 18 maggio 2007 Massimo De Vita ha festeggiato nel Teatro Officina i suoi 50 anni di teatro, con una serie di incontri e iniziative che lo hanno visto circondato da colleghi, allievi e amici.

Per lui “Ripalimosani è un paese sui generis, nel cui tessuto sociale il teatro è sempre presente, a cominciare da questa sorta di palcoscenico naturale che si vede non appena si entra nel paese. E io protesto! ha una funzione pubblica e sociale, come ogni operazione di Mario Tanno, anche perché i tempi sono diversi, l’individualismo e il consumismo attentano alla vita di una comunità e c’è molta fiducia da riconquistare, tuttavia le istituzioni hanno finalmente compreso la peculiarità dell’iniziativa, e a me fa molto piacere perchè rivedo un po’ alcune mie esperienze svolte a Milano con la Casa della Carità di Padre Virgilio Colmegna, incentrate sul confronto costruttivo con diverse culture e tradizioni. Ad esempio nella nostra opera c’è la presenza significativa di un giovane kurdo, Hikmet Aslan, ora cittadino ripese: egli chiude l’opera lanciando un segnale di ospitalità e apertura

La percezione che gli attori hanno del progetto – conclude De Vita – mi ha sorpreso piacevolmente: le persone più semplici e popolari, che hanno delle naturali (e notevoli) capacità di comunicazione, hanno fatto proprio un metodo, unendo la loro istintività così genuina ad un approccio intelligente e consapevole. Per me, dopo 50 anni di teatro, sono queste le maggiori soddisfazioni”.

Lo spettacolo, che ha avuto un successo enorme tra la cittadinanza e non solo, e ha visto un teatro debordante di spettatori, è una galleria di personaggi ripesi nell’arco degli ultimi trecento anni: una testimonianza ancora viva e pulsante delle battaglie per conquistare la libertà, la dignità di poveri e diseredati, il diritto di protestare contro i soprusi e le angherie di potenti e prepotenti.

Mario Tanno ha compiuto un approfondito studio negli archivi locali e ha rinvenuto numerosi eventi della storia di Ripalimosani dal XVIII secolo ad oggi: il filo rosso che lega i diversi fatti storici è la protesta, che vede protagonisti personaggi di rilievo nella storia molisana (l’abate illuminista Francesco Longano, il letterato Nicola Marinelli, il Senatore Cannavina, il brigante Coccitto, etc.), ma anche cittadini comuni, contadini e lavoratori, alcuni viventi come l’immigrato curdo Hikmet Aslan che, con la sua testimonianza, dà all’evento un respiro internazionale.

Grazie a questi documenti, Tanno ha affrontato il tema dello jus primae noctis, il drammatico periodo del Brigantaggio, i bagliori della Rivoluzione Napoletana del 1799, per arrivare ai giorni nostri, e a recenti episodi di protesta. Ogni personaggio degli undici quadri di cui si compone l’opera, riflette il pezzo di storia di cui è stato protagonista, rendendone testimonianza in modo efficace e coinvolgente.

Il lavoro di Mario Tanno ha mostrato il pregio della semplicità –mai banale o prevedibile – e dell’immediatezza, senza cadere mai nel bozzetto, nella retorica, nel luogo comune. Anzi, la grande capacità di Tanno è stata proprio quella di capire come “macro” e “microstoria” siano parte di una stessa grande dinamica, nella quale egli ha dipinto perfettamente tensioni, speranze, riscosse e proteste di un popolo sempre schietto, vivace, sensibile alla propria tutela e al proprio miglioramento.

De Vita, con 50 anni di teatro alle spalle e grazie alla sua provata esperienza, ha reso possibile non solo rendere credibili gli attori, ma anche valorizzare il temperamento e la sensibilità di ognuno, dal più giovane al più anziano, dal più rigido al più sciolto.

Menzione speciale per le scenografie disegnate dai giovani fumettisti del Cosmopolita”, un’interessante rivista edita tra Ripalimosani e Casacalenda, che hanno dato un ulteriore elemento di vivacità al progetto.

Il legame storico tra Ripalimosani e il teatro è duraturo, dai primi del ‘900 con le prime rappresentazioni dei Padri Oblati. Per la comunità, E Io Protesto! è stata una nuova occasione di ritrovarsi insieme, ed un importante strumento per rispecchiarsi nella propria storia, nei piccoli e grandi eroi del passato, per affrontare una matura riflessione civile. Tanno e De Vita, nel loro intento educativo, pedagogico e formativo, attraverso questo affresco storico hanno restituito ai ripesi il senso fondante di una comunità, l’orgoglio delle proprie origini, la dignità del proprio agire nell’interesse del bene comune.

 

Marinella Ciamarra

 

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mercoledì, 03 ottobre 2007

'E io protesto!' sul Bene Comune di ottobre

Democrazia è comunicazione
Hanno collaborato:

Quirino Mescia,un ex lavoratore del pastificio "La Molisana",Paolo Borrelli,Michele Mariano,Antonello Nardelli,Italo Di Sabato,
Angela Lobo Lòpez,Fabio Palma,Tatiane Martins Carrer,Roberto Colella,Silvana Mosca,Maria Concetta Barone,Francesco Manfredi Selvaggi,Michele Carmosino,Vladimiro Cotugno,Giorgio Palmieri, Vito Marra,Mino Dentizzi,Franco Novelli,Luca Angelo Spallone,Edilio Petrocelli,Marilina Niro,
Marinella Ciamarra,Antonella Presutti,Pierluigi Giorgio,Elvira Tirone Santilli,Leonardina Cardellicchio


In omaggio per i lettori di Campobasso, la raccolta di poesie di
Maria Concetta Barone
"I canti della bizzarra"



EDITORIALE
LA VITA E LA MORTE
di Antonio Ruggieri

ATTUALITÀ
UN GRILLO CHE VIENE DA LONTANO
di Antonio Ruggieri
I VUOTI DELLA POLITICA
di Quirino Mescia
CHE FINE HA FATTO IL MIO POSTO DI LAVORO A "LA MOLISANA"?
di un ex lavoratore del pastificio

COMUNICAZIONE
DEMOCRAZIA È COMUNICAZIONE
a cura della redazione

SOCIETÀ
UN'INNOCENZA DISARMANTE
di Paolo Borrelli
LA SENSATEZZA DELL'ESSERE ALTRO
di Michele Mariano
GIOVANNI PESCE, RIVOLUZIONARIO DI PROFESSIONE
di Antonello Nardelli
PER PIERGIORGIO ACQUISTAPACE
di Italo Di Sabato
IL MOLISE ALLE PORTE DELLA SPAGNA
di Angela Lobo Lòpez
RIFLESSIONI PROGETTUALI PER IL CENTRO MURATTIANO
di Fabio Palma e Tatiane Martins Carrer

STORIA
CELEBRAZIONI RITUALISTICHE
di Roberto Colella

NOVITÀ EDITORIALI
LA VOCE DELL'ANIMA
intervista con Maria Concetta Barone
di Silvana Mosca
ANCHE I LUOGHI HANNO UN NOME
di Francesco Manfredi Selvaggi e Michele Carmosino
LA CASTA
di Vladimiro Cotugno
SCAFFALE MOLISANO
di Giorgio Palmieri, Vito Marra e Mino Dentizzi
QUALI PROSPETTIVE PER LA SCRITTURA? (seconda parte)
di Franco Novelli

ARTI VISIVE
IL COMIC E LA MODERNITÀ. UNO SGUARDO PRELIMINARE
di Luca Angelo Spallone

EVENTI
LA SOCIETÀ OPERAIA TORNA IN PIAZZA
di Edilio Petrocelli
SALUTE IN SALITA
di Marilina Niro
E IO PROTESTO!
di Marinella Ciamarra
IL RITUALE DEL MATRIMONIO
di Antonella Presutti
I PERCORSI DELLA MEMORIA
di Pierluigi Giorgio

MUSICA
I LIBRETTISTI DELL'OPERA LIRICA
di Elvira Tirone Santilli

TEATRO
TEATRO SAVOIA: LO STATO DELL'ARTE
a cura della redazione

SCRIPTA MANENT
a cura di Leonardina Cardellicchio
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lunedì, 24 settembre 2007

"E io protesto!": alcune foto dal 13 agosto

Ecco a voi alcune foto dalla indimenticabile serata del 13 agosto 2007, quando il Teatro Comunale di Ripalimosani ha visto migliaia di persone accorse per assistere all'opera "E io protesto!".

 

Pannello

E io protesto!

 

Preparazione

Prima della prima...

 

Mario Tanno

L'autore Mario Tanno presenta l'opera

 

Maria Sollazzo

I dolorosi ricordi di Maria

 

Fidanzati

Maria e Luigi

 

Marchese

Il Marchese di Ripalimosani insidia Maria

 

Dal notaio

I contadini protestano dal notaio

 

L

I rivoluzionari complottano

 

Briganti

I briganti!

 

Coccitto

Il brigante Coccitto affronta la morte

 

Castrocucco

Arriva il colto Marchese di Castrocucco...

 

In trionfo!

...e i ripesi lo portano in trionfo!

 

La Storia

Arriva la Storia!

 

La Storia e il Marchese

La Storia condanna il Marchese...

 

I revisori

I temibili revisori ecclesiastici

 

Longano

La condanna dell'Abate Francesco Longano

 

Rebecca video

Il video di Rebecca!

 

Don Domenico

Don Domenico e il "suo" grano

 

Le donne

Le donne di Ripa contro Don Domenico

 

Il tenentino

Il tenentino...

 

Cannavina

Il senatore Cannavina placa la rivolta

 

Cannavina 2

Cannavina interpretato dal grande Massimo De Vita

 

Il canto

Il canto delle donne di Ripa

 

Pubblico

Il pubblico incantato

 

I medici Tanno

I medici Tanno

 

I contadini

I contadini dai Tanno

 

Emigranti 2

I Tanno diventano emigranti...

 

Hikmet

Il curdo Hikmet Aslan

 

Ferite

Hikmet mostra le sue ferite

 

Francesco

Il piccolo Francesco Cannavina

 

Attori

I ringraziamenti degli attori

 

Attori 3

Ringraziamenti

 

De Vita danza

Gran finale: la danza di De Vita!

 

Finale

Grazie!

 

De Vita e pubblico 2

Il regista e il suo pubblico

 

Pubblico in piedi!

Il pubblico in piedi applaude con entusiasmo

 

Sindaco

Il commento del sindaco Pino Di Nobile

 

Assessore

Il commento di Angelo Cristofaro, assessore e vicepresidente della Prov. di Campobasso

 

Tanno

Arriva l'autore Mario Tanno

 

De Vita

Un grande regista

 

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categorie: foto, e io protesto, mario tanno, ripalimosani, massimo de vita, 13 agosto 2007
domenica, 23 settembre 2007

Una lettera aperta dello storico Gianni Mascia

Gianni Mascia, studioso, storico e uomo di cultura, ha apprezzato profondamente l'opera di Mario Tanno e ha voluto scrivere e inviare una lettera aperta ai protagonisti di "E io protesto!". Ci sembra giusto inserirla su questo blog, perchè è la testimonianza di un uomo colto e libero, oltre che di una persona sensibile e attenta.

Voi protestate? E io vi applaudo

Lettera aperta a Mario Tanno,

Daniela Airoldi Bianchi,

Massimo De Vita

e a tutti gli interpreti di

Caro Mario, cara Daniela, caro Massimo e cari amici di Ripa, ho avuto la fortuna di assistere alla vostra serata del 13 agosto a Ripalimosani, che senza mezzi termini considero l’evento artistico dell’estate molisana 2007. È stata un’emozione indimenticabile assistere allo spettacolo di una intera comunità che si è riversata sul palcoscenico e in platea per rivivere alcuni momenti salienti del proprio passato.

Ma non si è trattato solo di una rievocazione storica, quanto piuttosto di una vibrante esperienza di teatro e di vita. Si poteva cadere nel didascalico o, peggio, nell’apologetico o, se si vuole, nella consolazione campanilistica. Invece, grazie al vostro talento e all’entusiasmo a supporto, la rappresentazione ha dato vita a momenti di scoppiettante umorismo (alludo per esempio alle proteste dei popolani al cospetto del notaio Amoroso di Limosano nel 1734), di tragica, sofferta e sdegnata denuncia (lo stupro settecentesco per opera del signorotto del paese denunciato presso lo stesso notaio e nello stesso anno dai genitori della sedicenne Rosaria Trivisonno), di epico lirismo (il grido dignitoso del brigante Coccitto, fucilato dopo il crollo della Repubblica partenopea, la cui testa tagliata fu posta in una gabbia di ferro e appesa allo spigolo del castello, per spaventare e ammonire la popolazione), di vera e propria epopea popolare (le donne di Ripa, capeggiate da Rebecca, che si ribellano contro la requisizione del grano ordinata dal prefetto di Campobasso nel 1920)…

Do per richiamati e commentati anche gli altri quadri, in particolare l’ottavo dedicato al celebre abate Longano e il decimo ai cugini Tanno, che portarono in paese "le nuove idee di socialismo". Azzeccato e giusto, soprattutto, l’undicesimo quadro che suggella il lavoro in maniera encomiabile grazie all’esperienza del profugo curdo Hikmet, ospite nel vostro paese. Con il resoconto dei soprusi patiti per motivi etnici e la condizione di emigrante, il giovane Hikmet ha rilanciato verso il futuro le esperienze storiche sofferte dalla popolazione ripese nell’arco dei secoli, in un contesto che si allarga ad abbracciare il mondo intero. Come sottolineato nel pieghevole di presentazione dell’opera, in tal modo la storia di protesta di Ripa "da locale diventa inesorabilmente globale". Bravi ancora e bravi davvero per una rappresentazione, la vostra, che resterà negli annali ripesi com’è naturale, ma anche negli annali della regione tutta.

Però verrei meno a un precetto imposto dall’amicizia se mi limitassi ai complimenti, omettendo una segnalazione che reputo doverosa e che io devo a mia volta al compianto Giulio Di Iorio. Non ho avuto il piacere di vedere da voi rievocato un episodio del passato di Ripalimosani, che forse caratterizza l’indole del ripese e la sua storia di più e meglio degli episodi drammatizzati. Voglio dire che un fidanzato o un marito pronto a passare alle vie di fatto con il barone di turno per tutelare l’onore della donna c’è stato a Ripa, ma anche in altri centri molisani. Così poveri cristi che hanno denunciato davanti al notaio, in "pubblico testimonio", le angherie perpetrate dal signorotto armato di sciabola o sciabolotto. E hanno versato il sangue nelle cicliche rivoluzioni o le lacrime più amare nel lasciare i propri cari e varcare l’oceano. Lo stesso vale per gli strenui difensori del magro raccolto su cui hanno posto le grinfie i galantuomini: con altro nome, Rebecca ha sventolato la bandiera della fierezza anche in altre comunità molisane. Perché contro il dolore, il sopruso, la fame, il grido di protesta si leva naturalmente. Invece, Ripa e i ripesi devono andare fieri anche di un episodio che non è direttamente collegato ai morsi della fame, né all’indigenza estrema, né tantomeno a un impellente desiderio a spezzare il giogo dell’oppressione. Un episodio che non sfigura accanto a quelli da voi rievocati e rappresentati e che, a mio povero avviso, comprova in maniera definitiva il carattere altero e fiero dei vostri antenati.

Dopo le elezioni politiche del 1924, che in un clima di minacce e intimidazioni sancirono il trionfo del fascismo (in Molise si registrò il record dell’89% dei voti a Mussolini), ogni più sperduto borgo d’Italia fu costretto a intitolare una via centrale a Roma capitale. Giacché c’erano, la piaggeria dei molisani arrivò al punto di intitolare a Termoli una piazza allo stesso Mussolini, quasi non bastassero le cento e una piazza o strada che in ogni dove si intitolavano al XXVIII ottobre, alla marcia su Roma, alla rivoluzione fascista. I consigli comunali del Molise si impegnarono allora in una umiliante corsa per deporre ogni residuo briciolo di onore ai piedi del Duce, cui furono offerti le chiavi e la cittadinanza onoraria di tutti i borghi del Molise. Tutti, con una eccezione: Ripalimosani.

Non so se a conservare dritta la schiena dei ripesi furono i popolari di Michelino Camposarcuno o di Giovanni Janigro, piuttosto che i simpatizzanti demomassonici di Errico Presutti o i socialisti orfani dei due cugini Tanno, da voi tanto opportunamente ricordati e onorati. Non lo so. Certo a Mario riuscirebbe agevole dare un nome al sindaco e ai consiglieri che seppero conservare la dignità di uomini liberi per loro e per i loro amministrati, ma forse non occorre. Forse è più giusto ricordarli così, senza nome, in modo da non ricondurre a poche persone ma a tutta la collettività ripese l’anelito alla stima di se stessi, in quanto uomini liberi che non si inginocchiano davanti a nessuno, nemmeno al più truculento dei baroni né al più paternalistico (e truculento) dittatore. Gli uomini liberi non si inginocchiano e non temono le minacciate rappresaglie e succeda quel che deve succedere.

Caro Mario, cara Daniela, caro Massimo e cari amici di Ripa, vi allego in collage l’articolo rievocativo della vicenda, scusandomi per la pessima resa tecnica. Comparve su "La vita del Molise", l’organo dei democratici di Presutti, diretto da Giulio Colesanti, la cui sede fu assaltata e bruciata dai fascisti, prima di cessare definitivamente le pubblicazioni nel 1925. Ancora suggestionato dalla serata del 13 agosto, nel rileggere il breve ma pregnante trafiletto mi è capitato di immaginarne una trasposizione drammatica che ho vagheggiato subito dopo l’intervento paternalistico del senatore Cannavina a tacitare con modi tanto suadenti Rebecca e le sue compagne. Come si legge a chiare lettere nel resoconto pubblicato anonimo da "La vita del Molise", Ripalimosani ebbe il coraggio (e davvero si trattò di coraggio con i tempi che correvano) di non corrispondere all’invito del prefetto e a persistere nel rifiuto di concessione della cittadinanza a Mussolini, anche a seguito di insistenti pressioni. Fu un atto di dignità il loro che onorò altamente Ripalimosani e a quell’atto con questa mia lettera aperta voglio rendere omaggio.

Spero che come tale torni gradito anche a voi. Rinnovando gli apprezzamenti per il vostro lavoro, ringrazio a nome mio, di mia moglie e di mia figlia, per la bellissima serata che ci avete regalato e saluto con viva cordialità

Giovanni Mascia

Campobasso, 16 agosto 2007

E io protesto!
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categorie: lettera aperta, e io protesto, ripalimosani, gianni mascia
sabato, 22 settembre 2007

Il paesologo Antonio Romano riflette su "E io protesto!"

Segnaliamo un interessante intervento del Dott. Antonio Romano, paesologo e studioso di cultura, costumi e abitudini locali, sul significato del progetto e dell'opera di "E io protesto":

http://antonio.romano75.googlepages.com/ripalimosani 

"Ed io protesto" a Ripalimosani (CB)

 

Riflessioni dopo una notte magica in un paese del Molise 

Il 13 agosto 2007 a Ripalimosani in provincia di Campobasso si è tenuta una particolare rappresentazione teatrale. “E io protesto!” il titolo dell’opera e l’Autore si chiama Mario Tanno, noto animatore culturale locale. La regia è stata affidata a Massimo De Vita del Teatro Officina di Milano.

L’opera rappresenta tre secoli di storia del paese di Ripalimosani, attraverso la documentazione e la conseguente messa in scena dei soprusi ricevuti dal popolo ad opera di potenti e prepotenti del luogo. Uno spettacolo davvero bello che ha combinato da un lato il lavoro di ricerca storica e di redazione del testo, ove si sono combinati lingua italiana e dialetto ripese, dall’altro il lavoro di direzione e regia da parte di un noto uomo di teatro. Un’alchimia perfetta che combina la cultura popolare di chi vive il paese con la capacità di sintesi di chi fa il teatro in una capitale della cultura come Milano.

Ho apprezzato molto due cose: da un lato un testo asciutto e per niente retorico con un uso poetico ma realistico del dialetto, redatto con sapienza e con amore da Mario Tanno, e dall’altro lo scampato pericolo di interpretare in chiave folkloristica ciò che in realtà è storia locale, frutto della sapiente interpretazione di Massimo De Vita. L’aspirante paesologo veteroautostoppista è chiamato però a mettere in evidenza alcuni punti.

Qual è l’elemento che fa si che un paese di 2588 abitanti possa realizzare un progetto teatrale cosi bello e cosi ambizioso? Sicuramente la presenza che gli storici definirebbero accidentale di uomini di cultura come Mario Tanno, ed il legame affettivo e di radici del maestro Massimo De Vita. Ma cosa fa si che un piccolo paese possa in qualche modo avere una cosi grossa vitalità in modo che tutta la popolazione possa in qualche modo essere predisposta ad essere coinvolta in un progetto di tale portata?

Il paese è certamente vitale perché legato al capoluogo di Regione che dista pochi chilometri. Ma comunque i ripesi ci tengono a difendere le proprie radici e la propria identità, anche sottolineando la contrapposizione con gli interessi dei cittadini del Capoluogo. E’ l’amore per le proprie radici il seme che fa si che le stesse radici crescano sempre più forti, e questo atteggiamento mentale fa si che la gente senta l’esigenza in qualche modo di essere coinvolta e di partecipare a progetti che hanno lo scopo di difendere e rafforzare l’identità ed i legami con la terra, la lingua, le tradizioni, la memoria.

Davvero un ottimo lavoro che certo mi fa guardare con molta nostalgia quei paesi che muoiono ogni giorno perché fondamentalmente non hanno voglia di vivere o non hanno voglia di conservare una memoria di cui invece percepiscono tutto il peso e tutta l’inutilità. L’approccio al lavoro teatrale di Massimo De Vita mira proprio alla difesa dell’identità personale e della memoria di ciascuno come presupposto ad un valore importante: la qualità della convivenza civile sta nel modo in cui ognuno entra nel tessuto sociale. Più le persone interagiscano fra di loro liberamente, più tutte le persone percepiscono nel loro foro interiore il valore della libertà come elemento di integrazione, responsabilità, identità.

Sono davvero contento di quello che ho percepito e visto oggi: mi auguro che chi fra i miei lettori vive i paesi senta l’esigenza di dare testimonianza di un modo diverso ed autentico di sentire il paese stesso come elemento di libertà e non come elemento di costrizione, come un elemento di costruzione di un’identità civile e non come un elemento di freno allo sviluppo delle persone e della civiltà.

Un grazie particolare come sempre all’amico Donato Zoppo, che interpreta l’amicizia come un dono e come occasione di relazione con un mondo complesso che desidera in qualche modo essere dominato ed amato, ed interpreta l’arte in ogni suo forma come momento di incontro e di costruzione delle relazioni umane. Un elemento prezioso della Campania e del Sannio ed in particolar modo uno splendido esponente della classe di ferro 1975.

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categorie: riflessione, paese, antonio romano, e io protesto, ripalimosani
mercoledì, 15 agosto 2007

L'incredibile successo di ' E io protesto!'

Comunicato stampa

 

 

Straordinari consensi di pubblico e critica per l’opera di Mario Tanno e Massimo De Vita. Soddisfatti attori e curatori del progetto

Grande teatro a Ripalimosani: l’incredibile successo di ‘ E io protesto!’

 

 

Ci sono momenti magici e irripetibili in cui artista e pubblico sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, in cui passato e presente si abbracciano scrutando il futuro, in cui un’intera comunità scopre, conosce e riflette. Ripalimosani ha da sempre usato il teatro come specchio e martello, come strumento per apprendere eventi della propria storia, come occasione per comprendere motivi, dinamiche e prospettive per il proprio cambiamento. Ecco perché il teatro a Ripa è qualcosa di speciale, non un semplice spettacolo, non una passerella né un’occasione conviviale.

 

Dai primi studi di fattibilità del progetto, dall’inizio delle prime prove aperte, dal momento in cui istituzioni, stampa e pubblico hanno cominciato a mostrare interesse per l’evolversi dell’opera, E io protesto! ha raccolto consensi. Perché si è trattato di un’operazione complessa, a più livelli, in cui storia, costume, società e cultura si sono fuse, animate dal continuo coinvolgimento della comunità, dai giovani attori amatoriali ai più rodati membri della Filodrammatica Camposarcuno, dai curiosi che gironzolavano nelle calde serate di luglio ed agosto tra le gradinate del Teatro Comunale, agli anziani del posto invitati a procurare – come veri e propri "trovarobe" teatrali – valigie, bottiglie, arnesi da lavoro. In questo senso, la soddisfazione di Massimo De Vita e Daniela Airoldi Bianchi – rispettivamente regista e curatrice del progetto – va ben oltre il “risultato” e lo “spettacolo”, anzi prescinde da quest’ultimo, che è solo un momento di verifica e di conferma di quanto seminato durante la costruzione.

 

Nerlla serata del 13 agosto il Teatro ripese è stato pieno zeppo di spettatori, colmo fino all’inverosimile, ma al di là del dato numerico, ha stupito la profonda attenzione del pubblico, la sincera partecipazione emotiva anche di forestieri giunti a Ripa grazie al pressante tam-tam degli ultimi giorni. Il lavoro di Mario Tanno ha mostrato il pregio della semplicità – che non è banalità o prevedibilità – e dell’immediatezza, senza cadere mai nel bozzetto, nella retorica, nel luogo comune. Anzi, la grande capacità di Tanno è stata proprio quella di capire come “macro” e “microstoria” siano parte di una stessa grande dinamica, nella quale egli ha dipinto perfettamente tensioni, speranze, riscosse e proteste di un popolo sempre schietto, vivace, sensibile alla propria tutela e al proprio miglioramento, soprattutto intellettuale, giuridico, sociale.

 

Tirare fuori da un manipolo di attori non professionisti una tale intensità, una verve così espressiva, una forma così grintosa e palpitante è opera difficile: De Vita ha 50 anni di teatro alle spalle e grazie alla sua provata esperienza è stato possibile non solo rendere credibili gli attori, ma anche valorizzare il temperamento e la sensibilità di ognuno, dal più giovane al più anziano, dal più arrugginito al più sciolto. Le 11 scene che hanno composto l’opera hanno avuto un filo conduttore, dietro la protesta: ogni quadro è stato interpretato con vera passione, con motivazione, dalle violenze e stupri dei signorotti alla condanna ecclesiastica dell’abate illuminista Francesco Longano, dalla sofferta emigrazione dei cugini Tanno, medici socialisti, alla vibrante testimonianza contemporanea del kurdo Hikmet Aslan, dalle rivolte dei briganti alla comica defenestrazione del Marchese di Castrocucco.

 

Menzione speciale per le scenografie disegnate dai giovani fumettisti del Cosmopolita, un’interessante rivista edita tra Ripalimosani e Casacalenda, che hanno dato un ulteriore elemento di vivacità al progetto. Segnaliamo anche che le riprese sono state affidate alla casa di produzione cinematografica Vocidentro Films: il titolare Umberto Rinaldi, apprezzato filmaker indipendente, in collaborazione con l’operatore ripese Nicola Lanese, produrrà un attesissimo DVD dell’opera, con richieste e prenotazioni già abbondanti.

 

Soddisfazione per tutto il team di E io protesto!, dall’autore alle maestranze, soddisfazione per il pubblico che ha assistito ad un’ora e mezzo di vero, grande teatro, soddisfazione per le istituzioni che hanno patrocinato l’evento. Un trionfo? Ne siamo convinti.

 

 

 

Lo staff dell’opera e l’ufficio stampa Synpress 44 desiderano ringraziare tutti i giornali, le tv, i siti internet e le radio che hanno sostenuto E io protesto! con entusiasmo e professionalità. Presto verrà inserita nel blog una nutrita rassegna stampa.

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categorie: comunicato stampa, e io protesto, ripalimosani
sabato, 11 agosto 2007

Vocidentro Films a Ripalimosani!


http://www.vocidentro.com

Affidate alla casa di produzione indipendente diretta dal regista Umberto Rinaldi le riprese e la post produzione del DVD di E io protesto!, l'opera di Mario Tanno diretta da Massimo De Vita. Tutto avverrà sotto il coordinamento di Daniela Airoldi del Teatro Officina di Milano


Dopo le recenti e fruttuose esperienze in Puglia, con la produzione del popolare cortometraggio Respiri sospesi e terre lontane, per la Vocidentro Films è ora di passare al teatro in Molise. Al regista sannita Umberto Rinaldi sono state affidate le riprese e la post produzione del DVD di E io protesto!, l'opera di Mario Tanno diretta da Massimo De Vita.

Tutto avverrà sotto il coordinamento di Daniela Airoldi del Teatro Officina di Milano, con lo staff tecnico guidato da Nicola Lanese, ottimo operatore di Ripalimosani, noto per le sue collaborazioni con Mediaset.

La comunità e gli attori di Ripalimosani coinvolti nell'opera sono in fermento: tra poche ore il grande lavoro diretto dal maestro De Vita andrà in scena.
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categorie: dvd , vocidentro, umberto rinaldi, nicola lanese
venerdì, 10 agosto 2007

Concluse le prove generali di "E io protesto!"

Ieri sera, 9 agosto 2007, si sono concluse le prove generali di E io protesto!, che andrà in scena il 13 agosto al Teatro Comunale di Ripalimosani. L'atmosfera è davvero delle più elettrizzanti: il clima che ogni sera si respira a Ripa non è solo di spasmodica attesa ma di vera e propria partecipazione emotiva, sia degli attori che della cittadinanza, sempre più presente alle prove aperte volute dal regista De Vita.

Massimo De Vita ha compiuto un lavoro eccelllente, motivando gli attori, tirando fuori da loro verve, grinta, espressività, capacità di dominio delle emozioni, il tutto in poco tempo e in condizioni talvolta difficili. In particolare, il regista - egregiamente coadiuvato dalla curatrice del progetto Daniela Airoldi Bianchi - ha lavorato sodo per creare un clima di gruppo, una coesione e una condivisione forte che per lui sono il risultato più importante. In tutto il paese si respira un'aria frizzante, si attende il momento del teatro per scoprire gli episodi della propria storia, e solo un animatore culturale attento e dinamico come Mario Tanno poteva mettere in moto una simile iniziativa.

Per il 13 si prevede una straripante affluenza di pubblico e l'organizzazione ha comunicato che in caso di maltempo l'opera si terrà la serata successiva del 14 alle 21.00. Le giornate ripesi tra il 12 e il 14 sono tra le più attese dell'anno, per le festività della Madonna della Neve e il palio delle Quercigliole, inoltre la sera del 12 si terrà il concerto della cantante Silvia Salemi, ma non c'è dubbio che E io protesto! è già da tempo candidata come opera somma delle iniziative culturali ripesi, e tra le più interessanti di questa ricca estate molisana.

Appuntamento il 13 agosto 2007, alle 21.30, sulle gradinate del Teatro Comunale di Ripalimosani. Seguono alcune foto dalle ultime prove generali.

Fidanzati

Maria

Maria e il marchese

Evviva... evviva..

Coccitto

Il marchese di Castrocucco

In trionfoIn trionfo 2BrigantiGruppo donneLonganoProtesta dal notaio
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giovedì, 09 agosto 2007

Intervista con Mario Tanno

Un incontro con l’amatissimo animatore culturale di Ripalimosani, autore dell’opera che andrà in scena il 13 agosto

La storia, il teatro e la protesta: faccia a faccia con il ‘cronista’ Mario Tanno

 

“Cronista della storia locale”, come ama definirsi, instancabile ricercatore, scrittore, musicista, animatore sociale e culturale: Mario Tanno è senza dubbio una delle persone più amate di Ripalimosani, un affetto dovuto alle innumerevoli iniziative da lui ideate nel corso degli anni. E io protesto!, l’opera teatrale in 11 quadri che andrà in scena il 13 agosto 2007, è l’ultima delle sue creazioni, un progetto maturo, che solleva problematiche di confronto tra la storia passata e il presente di una comunità, la protesta e le lotte per la libertà, il teatro come strumento di riflessione civile. Abbiamo incontrato l’autore nel pieno delle prove dell’opera, momenti elettrizzanti in cui un’intera comunità si aggrega, serate che Tanno sta vedendo crescere con autentica emozione.

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                                            Mario Tanno, autore di E io protesto!

 

Lei ha all’attivo numerose pubblicazioni di storia locale: c’è una forma di continuità con la sua ultima fatica E io protesto!?

Fin da ragazzo ho sempre avuto la passione per i temi popolari e le tradizioni: è una passione che mi sono portato dietro e che è tuttora presente in me. Ho iniziato con il teatro popolare, che tratta di argomenti legati alla vita del paese, ad esempio la socialità, gli amori, anche traditi, cose che piacciono molto alla gente, e grazie a questo ho sempre avuto un solido contatto con la gente del posto, soprattutto i giovani ma anche i più maturi. La mia passione principale però è la storia: sono sempre stato curioso e mi sono sempre posto tante domande, finchè non è arrivato il momento di scoprirlo. Da sempre lavoro sui documenti di storia locale, cercando di trovare delle risposte alle mie domande, ad esempio come accadde per il mio libro sulla tradizione mandolinistica di Ripa, al quale hanno fatto seguito altre pubblicazioni sulla storia di Ripa e sui suoi personaggi. Devo dire che ci sono stati molti libri interessanti sull’argomento ma io, come sempre curioso, ho sentito l’esigenza di andare oltre, di trovare delle risposte ai miei perché: perché noi ripesi siamo un popolo così particolare, così diverso da quelli dei paesi circostanti? Ho scoperto molte cose interessanti, ho scoperto storie di personaggi illustri come Francesco Longano, i Cannavina, Gianpaolo Di Luca, tutta gente di grande cultura. Ho scoperto che Ripa non era un paese contadino ma artigiano, commerciante, dunque composto da persone che sapevano leggere e scrivere, che erano molto attive, che uscivano e si confrontavano (pensiamo ai funai che andavano a vendere le corde in Terra di Lavoro e nel napoletano).

 

Da queste ricerche è spuntato fuori l’elemento della protesta.

Certo, nelle mie ricerche ho scoperto che l’elemento ricorrente nel corso degli ultimi 300 anni è la protesta, vari eventi sono accomunati dallo spirito protestatorio, anche contro i signori dell’epoca, contro i quali non era facile protestare, e inoltre era una protesta scritta presso i notai (non quelli del posto…). Io credo che il popolo che protesta ha una storia, dunque sono andato più a fondo: ho trovato numerosi documenti e mi ha colpito profondamente il fatto che non c’era solo la protesta del popolo o della borghesia ma anche quella degli uomini di cultura come Longano, dunque una protesta con la parola.

 

 

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Mario Tanno: il concertatore della Mascherata

 

 

Com’è avvenuto il passaggio alla stesura di un’opera teatrale?

È stato un passaggio immediato: mi chiedevo sempre com’era potuto accadere, ad esempio, l’episodio della denuncia di uno stupro di un signorotto ai danni di una ragazza, per cui me lo sono immaginato. Dall’immagine che mi sono fatto di tutti gli eventi ritrovati è venuta fuori quest’opera che narra gli 11 episodi. Ho lavorato un anno e mezzo sulla stesura, frequentando gli archivi: innanzitutto l’Archivio di Stato, nel quale ho consultato approfonditamente i libri dei notai, poi la Biblioteca Provinciale di Campobasso per quanto riguarda gli autori locali.

 

La sua ricerca è diventata opera teatrale, agganciandosi dunque alla tradizione artistica, culturale e teatrale ripese. Come si spiega questo amore così forte per il teatro nel suo paese?

Quando si arriva a Ripa si ha subito la sensazione che questo nucleo abitato con il castello e la chiesa, sia una sorta di palcoscenico naturale: probabilmente è proprio nello spirito del paese l’amore per i teatro. Però la questione va affrontata anche storicamente: noi ripesi dobbiamo molto ai Padri Oblati che arrivarono a Ripa nel 1926, stazionandosi nel convento appena fuori dal centro abitato. La grande capacità degli Oblati fu quella di coinvolgere i giovani del posto tramite la cultura e il teatro, in particolare Padre Immè, che organizzava degli spettacoli teatrali che rappresentano un po’ la prima forma di teatro ripese. Già alla fine degli anni ’20 c’era un’assidua frequentazione teatrale, ma anche musicale, c’erano dei padri molto bravi nel canto che formarono una famosa Corale. Gli Oblati sono stati davvero il nostro punto di riferimento nella cultura e nell’arte, ci seguirono molto e dobbiamo tanto alla loro opera. Il teatro così è diventato un’abitudine molto sentita, e non c’è stata una generazione che dagli anni ’20 non abbia partecipato a queste iniziative così trascinanti. Il teatro è davvero molto sentito, ti basta uscire nelle serate di Ripa Estate dedicate agli spettacoli per vedere quanta gente vi assiste, è davvero una forma artistica che teniamo molto a cuore.

 

 

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Non è un caso che E io protesto! vada in scena esattamente a 25 anni di distanza dall’indimenticabile Rebecca – la rivolta del grano.

Rebecca fu scritto da me e diretto da Massimo De Vita: l’idea nacque dalla mia curiosità di scoprire un episodio importante per la nostra comunità, e nacque in particolare dai miei incontri con gli anziani. Gli anziani sono la memoria storica di una comunità e possono dirci molto sul passato. L’episodio della rivolta delle donne che non fecero uscire il grano da Ripa per tre giorni mi aveva sempre affascinato e registrai dalla viva voce di Rebecca Camposarcuno, la protagonista, il racconto di quello che successe. La storia è fatta di testimonianze ma soprattutto di documenti: quando trovai le fonti autorevoli che parlavano di questi tre giorni di rivolta affrontai la scrittura dell’opera, trovando conferma nelle dichiarazioni delle persone anziane ancora viventi. Lì è nato il sodalizio con Massimo De Vita: l’ho sempre stimato da quando veniva a Ripa a fare gli spettacoli, è una persona splendida come la sua compagna Daniela Airoldi, e devo dire che oltre al dato professionale c’è un bellissimo rapporto umano, stiamo molto bene insieme.

 

Dopo 25 anni si riconferma il sodalizio Tanno-De Vita: cosa è cambiato in questo lungo periodo?

E io protesto! è un prosieguo di Rebecca, che fu un atto di protesta di cui parliamo anche nella nuova opera. Come vedi c’è una continuità, però Rebecca fu un’opera “di piazza”: coinvolgemmo 80 attori, l’opera si svolse nel paese, mentre E io protesto! è un lavoro più teatrale e maturo, c’è il coinvolgimento di 26 attori (che faranno più parti) nello spazio scenico del Teatro Comunale, il progetto è più ampio perché racconta in sintesi 300 anni di storia ripese.

Tra Rebecca e E io protesto! Mario Tanno s’è dato da fare! Ho proseguito nell’esperienza degli spettacoli popolari, sempre molto seguiti a Ripa: sono spettacoli molto leggeri ma io cerco sempre di fare in modo che sia coinvolta la popolazione.

 

 

 

 Mario Tanno 2

 

Ma questa popolazione è cambiata nel corso dei 25 anni?

Io credo che lo spirito ripese sia sempre lo stesso, soprattutto nel suo amore per il teatro. Ho notato che i giovani continuano ad amarlo, infatti gli insegnanti che vengono a Ripa trovano studenti sempre interessati e fanno il possibile per mettere in piedi progetti e spettacoli teatrali. Questa continuità è molto importante perché si parte dalla scuola, è davvero un elemento molto importante.

 

In E io protesto! sono coinvolti molti di questi giovani.

Certo, ma dobbiamo anche ricordare che in paese c’è una Filodrammatica attiva e competente, per cui non era possibile pensare all’opera senza invitare gli attori di questa compagnia. Mi sono servito anche di altre persone che hanno lavorato con me negli spettacoli popolari, infine ho pensato ad alcuni giovani che avevo apprezzato in spettacoli scolastici, mettendo a disposizione il talento e la professionalità di De Vita come vera e propria palestra per loro.

 

Infine c’è la figura di Hikmet Aslan, un extracomunitario che oggi vive a Ripa.

Hikmet viene dal Kurdistan ed è importante la sua presenza, anche perché ha una storia eccezionale alle spalle: Ripa è sempre stato un paese accogliente e ho notato che ultimamente ci sono una quindicina di persone di diverse nazionalità, con le quali interagisco continuamente. Tutte le cose che faccio sono sempre il frutto del mio rapporto con la gente! Ho scoperto storie stupende e ho pensato di inserire anche la presenza di un extracomunitario: penso che anche loro vorrebbero protestare, non contro noi ripesi ma contro i loro governi che li costringono lasciare le loro famiglie, i loro affetti, la loro terra. Hikmet dunque rappresenterà gli extracomunitari residenti a Ripa.

 

Ma i ripesi di oggi hanno ancora l’abitudine di protestare?

Purtroppo devo dire di no, è un temperamento che si è un po’ perso: non siamo più capaci di protestare. Pensa che l’ultima protesta l’abbiamo avuta 36 anni fa… Sto cercando di capire i motivi di tutto ciò, e credo che conti anche la struttura del paese: Ripa si è allargata molto negli ultimi anni, e questo ha fatto di sì che venisse meno l’unione che c’era prima tra tutti i cittadini. Ognuno vive di più per conto suo, poi è anche vero che le precedenti proteste fecero in modo che anche a Ripa crescesse il benessere, per cui è anche questo un motivo per il quale si protesta di meno.

 

Conferenza stampa 3

                               Mario Tanno alla conferenza stampa di presentazione

 

 

Andiamo un momento nel cuore dell’opera: come ti sembra questo svolgimento nelle prove?

Se non ci fosse Massimo De Vita… Massimo ha un talento incredibile, è un vero professionista e ha grandi capacità, e poi ha una pazienza infinita, è sempre a disposizione, pensa che se qualcuno ha bisogno lo segue privatamente, lo porta a casa sua e lo segue con attenzione. Non potevamo avere di meglio, è il massimo che Ripa poteva avere.

 

Come autore, che cosa prova quando vede materializzarsi  le scene da lei scritte?

È una grossa emozione, sto assistendo alla nascita delle scene proprio come le avevo immaginate! Prima delle prove c’è stato un lungo scambio di vedute con Massimo, e devo dire che non ho dovuto protestare! Sono stato subito concorde con la sua visione di messa in scena e allestimento, siamo d’accordo completamente.

 

Un suo parere sugli attori?

Sono tutti molto in gamba, se seguiti potrebbero recitare anche in teatri più grandi. Ho avuto delle bellissime sorprese, soprattutto tra i giovani. Sinceramente non me l’aspettavo, la cosa mi ha stupito perché sta venendo fuori una situazione eccezionale, davvero imprevista, devo dire che mi emozionano molto questi ragazzi. Hanno una curiosità incredibile, una voglia di apprendere: pensa che dopo aver provato non vanno via ma restano, vogliono apprendere.

 

 

Tanno e Zoppo

 

E io protesto! si svolgerà in giornate particolari per la popolazione di Ripa, con le festività così sentite. Perché una persona di fuori dovrebbe venire a Ripa?

Abbiamo una festività importante il 12 agosto, la Madonna della Neve, in cui si svolge una sorta di palio, la corsa dei cavalli che si fa da più di 250 anni. Abbiamo ritrovato un documento del 1743 in cui già si parla di questo palio, infatti il commendatore della commenda di Malta elargiva i suoi contributi per la festa. Invito i forestieri a partecipare al picnic che facciamo fuori dal paese, al verde e all’ombra, i musicanti girano tra i tavoli, i giovani si mettono in allegria, si suona e si canta, poi c’è il palio e infine si torna in paese per la festa più grande in serata, quest’anno ci sarà Silvia Salemi. Il 13 agosto invece c’è la nostra opera: è un momento speciale perché i ripesi rappresentano la propria storia. Noi invitiamo tutti a venire il 13, e un invito particolare lo faccio agli amici dei paesi limitrofi, perché ci auguriamo che anche loro sappiamo andare a scoprire le loro storie, sono sicuro che anche nei paesi vicini ci sono storie eccezionali da raccontare. Infine invito i miei cittadini a non mancare, per apprendere la storia in modo diverso, non barboso ma simpatico e teatrale. Invito soprattutto i giovani, il mio lavoro è destinato e dedicato a loro, affinché sappiano tramandare in futuro questo sapere, anche come attori.

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categorie: intervista, mario tanno
mercoledì, 08 agosto 2007

"E io protesto!": la locandina

E io protesto! locandina
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categorie: locandina, e io protesto

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